1. DI COSA SI TRATTA
La mielopatia cervicale spondilogena è una sindrome caratterizzata da segni e sintomi clinici secondaria alla compressione cronica del midollo spinale dovuta a processi degenerativi della colonna cervicale, come artrosi, protrusioni discali e formazione di osteofiti. Queste alterazioni determinano una compressione progressiva e persistente del midollo, sia statica sia dinamica (durante la flessione o l’estensione del collo). La fisiopatologia è complessa e include alterazioni della microcircolazione midollare, sofferenza ischemica e l’attivazione di processi infiammatori e neurodegenerativi. La mielopatia cervicale spondilogena è la più comune causa di alterazione di funzione del midollo spinale negli adulti.
2. LE CAUSE
Essa è causata dalla stenosi del canale vertebrale cervicale. Le cause principali includono degenerazione dei dischi intervertebrali, formazione di osteofiti, ossificazione del legamento longitudinale posteriore, ispessimento o ossificazione del legamento giallo (o flavo). Alterazioni dell’allineamento cervicale, in particolare la cifosi di un segmento vertebrale, possono aumentare le sollecitazioni sul midollo, aggravando la severità della mielopatia. A questi fattori statici si associano meccanismi dinamici, legati ai movimenti di flessione ed estensione del collo, che possono determinare una compressione intermittente del midollo contro gli elementi stenosanti precedentemente descritti.
3. I SINTOMI DA NON IGNORARE
Spesso i sintomi iniziali sono subdoli ed includono:
- Riduzione della destrezza manuale, con difficoltà nei movimenti fini delle mani che può manifestarsi durante attività routinarie, come utilizzare le posate o allacciare dei bottoni
- Rigidità/spasticità agli arti inferiori durante la deambulazione, con impaccio della marcia (più frequentemente il primo sintomo)
- Instabilità e/o perdita di equilibrio durante la deambulazione,
- Alterazioni della sensibilità, come formicolii o intorpidimento a mani e braccia
- Nei casi più avanzati, disturbi sfinterici (vescica e intestino)
Questi sintomi tendono a comparire e progredire in modo lento e graduale, con possibile andamento non lineare nel tempo.
La mielopatia cervicale spondilogena si classifica in base alla gravità clinica utilizzando la scala mJOA (modified Japanese Orthopaedic Association), che la distingue in lieve, moderata, o severa in base alla valutazione di quattro ambiti funzionali principali:
- Funzione motoria degli arti superiori (destrezza e forza delle mani)
- Funzione motoria degli arti inferiori (cammino e stabilità)
- Sensibilità degli arti superiori
- Funzione sfinterica (controllo vescicale)
Questa classificazione è fondamentale perché consente di quantificare la severità della malattia, monitorarne l’evoluzione nel tempo e guidare le decisioni terapeutiche, inclusa l’indicazione chirurgica.
4. COME SI FA DIAGNOSI
La diagnosi di mielopatia cervicale spondilogena si basa sull’integrazione tra valutazione clinica ed esami di imaging.
- Valutazione clinica: un attento esame obiettivo neurologico è finalizzato a evidenziare la presenza di deficit di natura sensitiva e/o motoria ai quattro arti, un aumento della vivacità dei riflessi osteo-tendinei e la comparsa di riflessi neurologici patologici
- Risonanza Magnetica: è l’esame di riferimento. Permette di visualizzare la compressione del midollo spinale e le alterazioni del segnale midollare, che indicano sofferenza del tessuto nervoso. Consente inoltre di identificare il livello o i livelli coinvolti e la causa della compressione (dischi, osteofiti, legamenti)
- Radiografia cervicale statica e dinamica: è fondamentale per valutare l’allineamento della colonna. Consente di identificare la presenza di cifosi ad un determinato livello e la presenza di deformità o spondilolistesi. Le radiografie dinamiche in flessione-estensione permettono di identificare l’instabilità di eventuali deformità o spondilolistesi
L’associazione tra risonanza magnetica e RX del rachide cervicale permette una valutazione completa, anatomica e funzionale, indispensabile per una diagnosi accurata e per la pianificazione del trattamento
5. QUANDO NON È NECESSARIO OPERARE
Nella mielopatia cervicale spondilogena l’intervento chirurgico non è sempre immediatamente necessario, soprattutto nelle forme di grado lieve. In questi casi, quando i sintomi sono modesti e stabili e non vi sono segni di rapido peggioramento, è possibile adottare un atteggiamento attendista, basato su osservazione clinica e controlli periodici. Questa scelta deve però essere prudente e condivisa, dopo un approfondito colloquio con il paziente sui rischi di progressione e sulle possibili conseguenze di traumi anche lievi, soprattutto in presenza di stenosi cervicale. Il trattamento non chirurgico richiede quindi monitoraggio attento, con indicazione all’intervento qualora compaiano segni di deterioramento neurologico
6. QUANDO LA CHIRURGIA È INDICATA
L’intervento chirurgico è raccomandato quando la mielopatia cervicale spondilogena è moderata o severa, oppure quando, anche nelle forme lievi, si osserva una progressione dei sintomi, un impatto significativo sulla qualità di vita o segni di sofferenza midollare alla risonanza. L’obiettivo principale della chirurgia è la stabilizzazione del quadro neurologico e, in molti casi, un miglioramento della funzione e della qualità di vita. Tuttavia, il recupero dipende da diversi fattori predittivi di outcome, che è importante discutere prima dell’operazione.
Gli esiti migliori sono associati a:
- Sintomi presenti da meno tempo
- Età più giovane
- Severità della mielopatia meno avanzata al momento dell’intervento
- Assenza di gravi disturbi della deambulazione
- Buono stato di salute generale (assenza di importanti comorbidità, non fumatore)
- Allineamento cervicale favorevole o possibilità di correggere una cifosi cervicale
Per questo motivo, la decisione chirurgica deve sempre essere personalizzata, basata su un’attenta valutazione clinica e su un colloquio chiaro con il paziente riguardo a benefici realistici e limiti dell’intervento.
7. APPROCCI CHIRURGICI
Le tecniche chirurgiche per la mielopatia cervicale spondilogena hanno come obiettivo la decompressione del midollo spinale e, quando necessario, la correzione dell’allineamento cervicale. La scelta dipende dal numero di livelli coinvolti, dalla sede della compressione e dalla morfologia della colonna.
- Approcci anteriori: discectomia o corpectomia con fusione.
- Approcci posteriori: laminectomia con o senza fusione
- Approcci combinati: riservati ai casi con compressione estesa e importanti alterazioni dell’allineamento
Non esiste una tecnica “migliore” in assoluto: la strategia chirurgica viene personalizzata sul singolo paziente per massimizzare decompressione, stabilità e outcome funzionale.
8. TAKE HOME MESSAGE
La mielopatia cervicale spondilogena è un complesso di sintomi e segni clinici potenzialmente invalidanti per la qualità di vita. Tutti i passaggi della sua gestione, dalle valutazioni diagnostiche all’indirizzamento al trattamento, richiedono una valutazione altamente specialistica al fine di garantire al paziente il migliore outcome.
Dr. Marco Battistelli
Neurochirurgo – Chirurgo della Colonna Vertebrale
Roma | Latina | L’Aquila
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