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Tra le patologie più comuni in ambito endocrinologico vi sono sono l’iperparatiroidismo e l’ipoparatiroidismo. Entrambe interessano le paratiroidi. Ma cosa sono le paratiroidi e quali problematiche possono interessare questi piccoli organi? Il nostro endocrinologo, il Dott. Andrea Palombo, specializzato in disturbi del metabolismo del calcio, ci aiuta a saperne di più su paratiroidi, patologie paratiroidee e relazione tra paratiroidi e disturbi del metabolismo del calco.

Cosa sono le paratiroidi?

“Per quanto il nome possa farlo pensare, le paratiroidi non c’entrano nulla o quasi nulla con la tiroide, ma sono semplicemente delle piccole ghiandole. Possono essere in numero tra 4, 6, 7 a seconda dei casi. Normalmente sono 4 (due superiori e due inferiori) e si trovano proprio ai poli dei lobuli della tiroide. Quindi sono paratiroidi, “para” vicino, proprio perché sono vicino la tiroide. Le ghiandole paratiroidee si occupano di produrre il paratormone (PHT) che serve essenzialmente a regolare il metabolismo del calcio, i livelli di calcio nel sangue (calcemia). Ovvero se il calcio per qualche motivo scende a livello sanguigno, c’è un aumento della produzione del paratormone per ristabilire i livelli di calcio nei livelli di normalità. Questo accade sempre, in maniera continuativa all’interno del nostro corpo. Parliamo di omeostasi, il nostro è un organismo sempre variabile, non fisso. Gli ormoni vengono prodotti in continuazione a seconda delle variabilità all’interno del nostro corpo.”

Che problemi danno le paratiroidi?

“Ci possono essere problemi legati ad una iperfunzione delle paratiroidi, quindi una iperproduzione di paratormone, in questo caso parliamo di iperparatiroidismo che può essere primario o secondario. Oppure potrebbe verificarsi una ipofunzione delle paratiroidi, un po’ più rara rispetto alla prima, in questo caso parliamo di ipoparatiroidismo. Devo dire la verità, che poi nella stragrande maggioranza dei casi, l’ipofunzione è un effetto collaterale dell’intervento della tiroidectomia. Quando si toglie la tiroide, potrebbe accadere che il chirurgo, non volendo ovviamente, possa andare a lesionare i vasi che vanno a irrorare le paratiroidi oppure potrebbe andare a togliere le paratiroidi. Il paziente, nel momento stesso in cui vengono tolte le paratiroidi o ci sia anche solo un temporaneo cosiddetto “stordimento standard delle paratiroidi”, è costretto, oltre a dover prendere la terapia con levotiroxina, a dover prendere anche il calcio e la vitamina D attivata, quindi il calcitriolo. Questo nella maggior parte dei casi è solo temporaneo, ma in alcuni casi se c’è una lesione di almeno 2 paratiroidi su 4, è possibile che il paziente debba fare a vita una terapia di calcio e calcitriolo.”

Iperparatiroidismo: cause e sintomi

“L’iperparatiroidismo può essere primario o secondario. Parliamo di “iperparatiroidismo primario” quando c’è una sovrapproduzione di paratormone da parte delle paratiroidi. Il problema si verifica quando una paratiroide si ingrossa, formando un tumore, che nella stragrande maggioranza dei casi è benigno, e causa una sovrapproduzione di paratormone. Questo in sé per sé crea danni solo se aumenta anche il calcio. Quindi se noi troviamo un livello di paratormone elevato nelle analisi del sangue, ma un livello di calcio normale, diciamo che possiamo stare più tranquilli. Nel momento stesso, in cui il paratormone viene prodotto e in associazione anche il valore del calcio nel sangue o nelle urine diventa più alto, è ovvio che lì bisogna agire. Sarà necessario togliere la ghiandola paratiroidea o le paratiroidi malate perché l’iperparatiroidismo con ipercalcemia potrebbe portare alla formazione di calcoli renali e quindi a coliche renali ricorrenti, che possono poi portare anche ad una insufficienza renale e all’osteoporosi.”

Paratiroidi e calcio: Perché il paratormone fa alzare il calcio?

“Essenzialmente il paratormone va a demineralizzare l’osso, che è formato di cristalli di calcio, e immette il calcio dall’osso nel sangue. Quindi ovvio che se c’è una sovrapproduzione di paratormone aumenta anche il calcio, che viene preso essenzialmente dall’osso oltre che a livello renale e a livello intestinale e quindi si forma anche un maggiore rischio di osteoporosi e in alcuni casi anche di ulcera gastrica. Nelle forme maligne di ipercalcemia si possono avere anche aritmie cardiache potenzialmente mortali. Parliamo ovviamente di casi limite che possono capitare nella pratica clinica, ma sono un pochino più rari. In questi rari casi si deve operare e andare a risolvere il problema alla base, ovvero togliendo la paratiroide malata. Altrimenti, se comunque non ci sono i principali fattori di rischio, ovvero il calcio non è alto nel sangue e nelle urine, si può aspettare e valutare se ci siano altri fattori per i quali si verifica questo iperparatiroidismo. Tra questi possono esserci la vitamina D bassa, un insufficienza renale che già di fondo fa alzare il paratormone, farmaci interferenti come il “lasix” che può far incrementare il paratormone in alcuni casi. In queste situazioni si può aspettare e valutare la situazione.”

Il paratormone influisce anche sul livello di vitamina D?

“Si, il paratormone ha un aspetto di fondamentale importanza anche nel controllo della vitamina D, nel senso che se c’è una ipovitaminosi D il paratormone aumenta. Quindi il paratormone può agire sia a livello renale che intestinale nell’aumentare l’assorbimento di calcio e vitamina D con l’alimentazione e ridurre anche l’esecrezione a livello renale. Questo si definisce “iperparatiroidismo secondario”, ovvero non c’è un problema di iperproduzione di paratormoni, si tratta piuttosto di una risposta all’ipovitaminosi D. Il problema della vitamina D bassa è un problema molto diffuso a livello mondiale. Si stanno ridefinendo anche per questo motivo i catodi di normalità. Tendenzialmente sia con l’alimentazione sia in piccola parte con l’esposizione solare noi produciamo vitamina D, soprattutto attiviamo Vitamina D. Non è solo infatti un discorso di assumerla e di averne un quantitativo adeguato, ma anche poi di attivarla.

La vitamina D3, che tendenzialmente si assume in forma sua di base come colecalciferolo, viene poi attivata con doppio passaggio, uno epatico e uno renale. In questo modo si ha la forma attiva di vitamina D, ovvero le forme doppio-idrossidate in 1,25(OH)2 colecalciferolo, detto anche calcitriolo, ed è quello che si da nel caso in cui le paratiroidi non vengano prodotte. Quindi il paratormone è di fondamentale importanza per l’attivazione della vitamina D. In chi non assume sufficiente vitamina D con l’alimentazione o in chi magari non ha una esposizione solare sufficiente, e questo ripeto è molto diffuso, può essere utile l’integrazione con integratori a base di colecalciferolo. Nello specifico, integratori di calcifediolo, soprattutto negli obesi o in chi ha problematiche a livello del fegato, e di calcitriolo in chi invece ha problematiche a livello renale. Se il rene non funziona, la vitamina D non viene attivata e quindi c’è bisogno di bypassare il rene e fornire in maniera diretta la forma attiva di vitamina D, quindi il calcitriolo.

Nelle forme di ipovitaminosi D, ripeto molto diffuse nella popolazione in generale, si tende a dare una supplementazione di colecalciferolo. Tendenzialmente si da’ una dose di attacco, per 2/3 mesi, 8 settimane o anche di più, e poi si rivaluta per vedere se la vitamina D è risalita. Oppure si da’, comunque, una dose di mantenimento in cronico più bassa perché ovviamente ha fattori di rischio. Penso ad esempio agli anziani fragili, a chi ha già patologie ossee, osteoporosi o osteopatie di vario genere, o anche a chi è in alcune forme di allattamento. Ovviamente in alcune categorie di pazienti, anche la popolazione in età pediatrica è importante che ci sia l’accrescimento per evitare il problema del ratichismo e per avere un adeguato apporto alimentare anche di vitamina D nel corso della vita.”

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